C’è un momento, nel percorso di chi soffre di patologie articolari degenerative, in cui l’intervento chirurgico smette di essere un’ipotesi lontana e diventa una data segnata sul calendario.
Quel tempo di attesa è spesso vissuto con profonda ansia, avvertito come una parentesi di passività in cui non si può fare altro che aspettare.
La visione medica moderna sceglie di rovesciare questa prospettiva: l’operazione non deve più essere intesa come un evento isolato che si subisce, ma come la tappa fondamentale di un percorso terapeutico globale.
È questa la tesi e la vera essenza della Prehabilitation: trasformare il tempo dell’attesa in un momento educativo e di costruzione attiva, in cui la persona diventa la prima vera artefice della propria guarigione.
Perché è fondamentale prepararsi prima dell’intervento di protesi all’anca o al ginocchio?
È fondamentale fare chiarezza sui termini e non confondere i concetti: la Prehabilitation non coincide con il recupero rapido in sé, ma è esattamente la preparazione preventiva che rende concretamente possibile il Fast Track (il percorso di recupero rapido post-operatorio).
Il cuore di questa filosofia non è la fretta, ma la ricerca della massima efficienza biologica.
Attraverso il rinforzo selettivo e il condizionamento metabolico, prepariamo il corpo a rispondere allo stress chirurgico con una resilienza superiore.
Questo lavoro preparatorio si muove su due fronti inestricabilmente legati:
A. L’ottimizzazione fisica
Il dolore articolare spinge all’immobilità, e l’immobilità indebolisce inesorabilmente i muscoli in attesa dell’intervento.
L’obiettivo dell’ottimizzazione fisica è contrastare questo decondizionamento.
Ai pazienti viene insegnato ad aumentare il livello di movimento senza sovraccaricare l’articolazione lesa, ricorrendo ad esempio al nuoto o all’uso di una cyclette a domicilio.
B. Lo screening e l’ottimizzazione medica e comportamentale
Un’alta percentuale di candidati alla chirurgia protesica presenta fattori di rischio modificabili che, se non corretti, prolungano la degenza e aumentano le complicanze.
Un rischio modificabile è un rischio su cui si può intervenire e dunque ridurre.

Per approfondimenti, leggi anche
Il protocollo Fast Track di Grappiolo and Group nella chirurgia protesica di anca e ginocchio: cos’è e come funziona.
Quali sono i rischi che si possono ridurre prima del ricovero?
La letteratura scientifica è inequivocabile riguardo ai parametri da ottimizzare:
- Gestione del peso (BMI) e nutrizione: l’eccesso ponderale usura precocemente le articolazioni. I grandi registri clinici dimostrano che i pazienti con obesità patologica (BMI ≥ 40 kg/m²) necessitano di una protesi d’anca con 5,8 anni di anticipo e di una protesi di ginocchio con ben 7,6 anni di anticipo rispetto alle persone normopeso.
Ottimizzare il peso è un presidio medico fondamentale per abbattere il rischio di infezioni profonde e garantirsi un ritorno diretto alla propria abitazione dopo le dimissioni, riducendo drasticamente il trasferimento in strutture di riabilitazione.
Parallelamente, combattere la malnutrizione previene ritardi nella guarigione della ferita chirurgica. - Cessazione del fumo: il fumo è un nemico silenzioso dei tessuti. Le revisioni sistematiche indicano che i fumatori affrontano un rischio maggiore del 24% di sviluppare complicazioni post-operatorie e un rischio di mortalità superiore del 63% rispetto ai non fumatori.
Hanno inoltre probabilità drammaticamente più alte di sviluppare problemi alla ferita chirurgica, con un rischio moltiplicato di 8,5 volte.
Sospendere il fumo nelle settimane che precedono l’intervento significa abbattere complicanze del tutto prevenibili. - Gestione clinica (anemia e diabete): fino al 12,8% dei pazienti in attesa di protesi all’anca presenta un’anemia preoperatoria che, se trattata preventivamente con una semplice supplementazione di ferro, riduce in modo drastico la necessità di ricorrere a trasfusioni sanguigne.
Allo stesso modo, il rigoroso controllo del diabete innalza un muro protettivo contro le infezioni e ne azzera il rischio sistemico.
Perché è importante fare attività fisica prima dell’intervento all’anca o al ginocchio?
Ogni articolazione possiede la sua specifica biomeccanica e il corpo deve arrivare in sala operatoria con un “motore” pronto ed efficiente.
- Anca: il lavoro preparatorio si concentra sulla stabilità profonda e sul risveglio della muscolatura dei glutei. Questo favorisce un ritorno immediato alla deambulazione fin dal giorno stesso dell’intervento (Day 0).
- Ginocchio: il focus si sposta sul recupero preventivo del raggio di movimento (Range of Motion) e sul potenziamento del muscolo quadricipite, vera chiave di volta per gestire e abbattere la soglia del dolore nei giorni immediatamente successivi all’operazione.
Quali sono gli esercizi consigliati per chi deve operarsi all’anca o al ginocchio?
Gli esercizi fisici indicati durante la fase di ottimizzazione preoperatoria (prehabilitation) seguono il principio generale di rinforzare la muscolatura e aumentare la capacità funzionale senza sovraccaricare ulteriormente l’articolazione malata.
Posso fare nuoto o cyclette prima dell’intervento? Ai pazienti sedentari o con mobilità ridotta viene consigliato di praticare attività a basso impatto articolare, come il nuoto o l’utilizzo di una cyclette da allenamento.
La ginnastica o fisioterapia preoperatoria deve sempre rispettare la patologia del paziente ed è volta a rinforzare la muscolatura, che spesso si presenta indebolita (ipotrofica) a causa dell’inattività prolungata.
Scendendo nello specifico dell’articolazione da operare, si esegue un rinforzo selettivo per far sì che il paziente arrivi in sala operatoria con un “motore” più efficiente:
- Quali sono gli esercizi consigliati per chi deve operarsi all’anca? Il lavoro fisico si concentra sul rinforzo dei muscoli glutei e sulla stabilità profonda. Questa preparazione è essenziale per favorire il ritorno immediato alla deambulazione fin dal giorno stesso in cui avviene l’intervento (il cosiddetto Day 0).
- Come posso rinforzare il ginocchio prima dell’intervento chirurgico? L’attività si focalizza sul rinforzo muscolare preventivo del quadricipite e sul recupero del raggio di movimento (Range of Motion). Un quadricipite più forte e una migliore mobilità preparano il paziente ad affrontare la riabilitazione, aiutandolo a gestire in modo molto più efficace la soglia del dolore post-operatorio
Cosa significa che la mia mobilità dipende anche da me?
Oltre alla precisione del gesto tecnico, la chirurgia rappresenta un atto di affidamento consapevole, in cui la sapienza dell’èquipe e l’impegno del paziente si uniscono in un patto di responsabilità reciproca.
- Il briefing preoperatorio come parte del processo: la preparazione non termina con le indicazioni ricevute a casa. Questo incontro, che coinvolge tutti i pazienti il pomeriggio stesso del ricovero, trasforma la degenza da un’esperienza individuale e isolata in un percorso condiviso e trasparente.
- Supporto emotivo: è scientificamente provato che il dolore cronico logora l’animo, favorendo stati di ansia, depressione o la cosiddetta “catastrofizzazione del dolore”, ovvero l’amplificazione della sofferenza unita a un senso di impotenza. Riconoscere questa fragilità e offrire un supporto mirato influenza positivamente il successo dell’intervento.
“L’autodeterminazione del paziente non è un concetto astratto, ma il punto d’arrivo di un percorso di consapevolezza che inizia molto prima della sala operatoria. La Prehabilitation rappresenta lo strumento tecnico e umano attraverso il quale trasformiamo l’incertezza in conoscenza: un paziente che comprende la logica biologica della propria preparazione non è più un soggetto che subisce un intervento, ma una persona consapevole che sceglie di abitare attivamente la propria guarigione. È in questa condivisione di intenti che il gesto chirurgico smette di essere solo tecnica e diventa reale alleanza di cura.“
– Dott. Rocco CannataSenza questo impegno, la protesi migliore del mondo rischia di restare un mero “pezzo di metallo” inerte, e non una nuova articolazione funzionante.
Perché scegliere Grappiolo and Group?
L’atto chirurgico, per quanto tecnicamente perfetto, rappresenta solo una parte del successo terapeutico.
La vera meta non è l’inserimento di un impianto, ma il ripristino di una funzione: la libertà di movimento. Quest’ultima non può essere “consegnata” passivamente al paziente, bensì costruita in modo partecipato.
L’educazione del paziente in Grappiolo and Group supera il concetto tradizionale di “foglio illustrativo”. Si tratta di un processo di apprendimento in cui la persona acquisisce la padronanza del proprio percorso:
- la consapevolezza del gesto: capire perché certi movimenti sono consigliati e altri proibiti trasforma una restrizione in una scelta di sicurezza.
- la gestione del quotidiano: sapere come sedersi, come salire in auto o come affrontare le scale non sono semplici “istruzioni per l’uso”, ma gli strumenti con cui il paziente riprende possesso del proprio spazio vitale.
Parlare di costruzione partecipata significa riconoscere che l’efficacia biologica della protesi è strettamente legata alla qualità del “terreno” su cui poggia. L’educazione del paziente è lo strumento che permette di:
- Ridurre l’incertezza: la conoscenza è il farmaco più efficace contro l’ansia pre-operatoria.
- Ottimizzare i tempi: un paziente istruito riconosce precocemente i segnali del proprio corpo, accelerando il passaggio dalla degenza all’autonomia.
- Proteggere l’impianto nel tempo: la libertà di movimento riconquistata diventa duratura solo quando il paziente comprende l’importanza del follow-up e della manutenzione fisica.
In quest’ottica, la Prehabilitation e l’educazione continua sono i veri e propri pilastri su cui poggia l’architettura del movimento.
Scegliere questo percorso significa collaborare per restituire alla persona la piena autonomia, con la consapevolezza che ogni passo fatto verso la guarigione è stato costruito insieme.
La tua nuova mobilità non inizia in sala operatoria. Inizia prima, oggi, a casa tua.
Fonti:
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