Nella moderna chirurgia ortopedica dell’anca stiamo assistendo a un vero e proprio cambio di paradigma.
Fino a non molti anni fa, la patologia del labbro acetabolare veniva sottostimata o trattata con una logica “sottrattiva”: si eliminava la parte lesionata per spegnere il dolore.
Oggi, la nostra équipe e la letteratura internazionale concordano su un punto fondamentale: il labbro acetabolare non è un tessuto “a perdere”, ma il custode della biomeccanica articolare.
Salvare il labbro non significa solo eliminare un sintomo, ma determinare la sopravvivenza a lungo termine dell’anca naturale del paziente.
In questo nuovo articolo, cerchiamo di capire insieme come.
A cosa serve davvero il labbro acetabolare e perché è così importante?
Per comprendere perché in Grappiolo and Group lottiamo per preservare questa struttura, dobbiamo guardare alla sua funzione invisibile ma cruciale.
Il labbro non si limita ad aumentare la superficie dell’articolazione; il suo ruolo critico è la creazione di un “sigillo idraulico” (suction seal) a pressione negativa.
Questo sigillo trattiene il liquido sinoviale all’interno dell’articolazione, garantendo lubrificazione costante e distribuzione uniforme dei carichi.
Studi biomeccanici dimostrano che, senza il labbro, lo stress da contatto sulla cartilagine può subire impennate fino al 92%. In termini semplici: un labbro non funzionante è l’inizio di una rapida e inesorabile degenerazione verso l’artrosi.
Cos’è il conflitto femoro-acetabolare (FAI) e come danneggia il labbro dell’anca?
Nella nostra pratica quotidiana, riscontriamo raramente lesioni del labbro isolate. Nel 93,8% dei casi di conflitto femoro-acetabolare (FAI) e in quasi l’80% delle displasie, il labbro risulta lesionato perché è la “vittima” di una forma errata delle ossa:
- Conflitto tipo Cam: una sporgenza sull’osso del femore “scolla” il labbro durante il movimento.
- Conflitto tipo Pincer: un’eccessiva copertura dell’osso del bacino lo “schiaccia”.
È evidente, quindi, che riparare il tessuto molle senza correggere la forma dell’osso (tramite osteoplastica artroscopica) condannerebbe l’intervento al fallimento.
Dobbiamo curare il “carnefice” per salvare la “vittima”.
Quali sono le funzioni principali del labbro acetabolare?
Il labbro acetabolare svolge diverse funzioni biomeccaniche e fisiologiche fondamentali per la salute e il corretto funzionamento dell’articolazione dell’anca:
- Ammortizzazione e distribuzione della pressione: il labbro funge da ammortizzatore sensibile e aiuta a distribuire il carico in modo uniforme.
Aumentando l’area superficiale dell’acetabolo del 28%, contribuisce a ridurre lo stress da contatto sulle superfici articolari.
La sua presenza è talmente importante che, in modelli privi di labbro, lo stress di contatto sull’articolazione può aumentare fino al 92%. Si ritiene inoltre che assuma un ruolo di sopportazione del peso corporeo quando l’articolazione si trova agli estremi del suo arco di movimento. - Stabilità articolare: questa struttura resiste ai movimenti laterali e verticali della testa del femore all’interno dell’acetabolo.
Approfondendo la cavità articolare di circa il 21%, previene l’eccessiva traslazione della testa femorale e fornisce un supporto essenziale per la stabilità complessiva dell’anca. - Lubrificazione e creazione di un sigillo protettivo: agisce come lubrificante articolare fornendo un vero e proprio “sigillo” che trattiene il liquido sinoviale e ne mantiene la pressione.
Questo meccanismo è vitale perché permette al fluido stesso di farsi carico di parte del peso corporeo, impedendo il contatto diretto e dannoso tra la testa del femore e la cartilagine articolare.
Tutto ciò rallenta il deterioramento della cartilagine e aiuta a prevenire l’artrosi prematura. - Propriocezione e nocicezione: grazie all’ampia presenza di terminazioni nervose libere e organi sensoriali, in particolare nelle sue porzioni anteriore e superiore, il labbro gioca un ruolo attivo nella propriocezione (la percezione della posizione dell’articolazione nello spazio) e nella nocicezione.
Questi recettori generano sensazioni di pressione, dolore e percezione profonda.
È meglio riparare o asportare il labbro acetabolare? I risultati a 10 anni
I dati scientifici a lungo termine sono chiari. Se in passato asportare la parte lesionata (debridement) sembrava una soluzione rapida, oggi sappiamo che non è la scelta migliore per il futuro del paziente.
Le revisioni sistematiche dimostrano che il tasso di sopravvivenza dell’anca a 10 anni (ovvero non dover ricorrere a una protesi) è:
- il 78% in caso di riparazione e reinserimento del labbro;
- appena il 46% in caso di asportazione (resezione).
In presenza di displasia, i dati sono ancora più drammatici: asportare il labbro fa crollare la sopravvivenza dell’articolazione dall’83% al 15,2%.
Per questo, il nostro obiettivo primario è sempre la riparazione anatomica tramite ancorette millimetriche e suture di precisione che ricreano perfettamente il sigillo idraulico attorno alla testa del femore.
Cosa significa esattamente sopravvivenza dell’anca?
Negli studi presi in esame, la “sopravvivenza” dell’anca viene misurata e definita attraverso tre specifici parametri clinici (o endpoint).
Un’anca viene considerata “sopravvissuta” se, nel corso del periodo di osservazione (come i 10 anni menzionati in precedenza), non si è verificato nessuno dei seguenti tre eventi:
- Conversione in protesi totale dell’anca: il paziente non ha avuto la necessità di farsi impiantare una protesi artificiale per sostituire l’articolazione originaria.
- Progressione dell’osteoartrosi: l’articolazione non ha mostrato un peggioramento clinico o radiografico dei processi degenerativi.
- Punteggio PMA inferiore a 15: la funzionalità dell’anca non è scesa sotto un livello critico. Il punteggio clinico PMA (Postel Merle Aubigné) serve a valutare il dolore, la mobilità e la deambulazione del paziente; un valore al di sotto di 15 indica un quadro sintomatologico e funzionale compromesso.
In sintesi, il concetto di sopravvivenza indica che l’anca rimane quella “nativa” del paziente, non sviluppa ulteriore artrosi e mantiene una qualità di movimento e di assenza di dolore giudicata clinicamente soddisfacente
Cosa fare se il labbro acetabolare non è riparabile?
Cosa succede se il paziente arriva a noi con un labbro quasi assente o già operato in precedenza con tecniche asportative?
In questi scenari complessi, non ci arrendiamo alla protesi prematura.
La tecnologia artroscopica oggi ci permette di effettuare la ricostruzione del labbro acetabolare utilizzando innesti di tendine (autologhi o da donatore).
È un intervento di altissima specializzazione che mira a “ricostruire la guarnizione” per ridare anni di vita all’articolazione nativa.

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Quando è possibile salvare l’anca e qual è il ruolo decisivo della cartilagine?
Dobbiamo però essere intellettualmente onesti con i nostri pazienti: la chirurgia di preservazione ha un limite invalicabile, rappresentato dallo stato della cartilagine.
Se lo spazio articolare è già ridotto (inferiore a 2 mm) o i danni cartilaginei sono severi, il rischio che l’intervento non sia sufficiente a evitare la protesi a breve termine aumenta vertiginosamente.
Per questo, in parallelo alla chirurgia del labbro, impieghiamo tecniche avanzate di rigenerazione cartilaginea (come microfratture o scaffold biologici) per trattare difetti focali prima che diventino artrosi diffusa.

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FAQ – Domande frequenti sulla lesione del labbro acetabolare nell’anca
Come si diagnosticano e curano le lesioni del labbro acetabolare nell’anca?
La diagnosi è spesso complessa e richiede mediamente oltre due anni per essere confermata.
- Esame Clinico: oltre il 90% dei pazienti presenta dolore inguinale e sintomi meccanici come “clic” o blocchi o sensazione di cedimento dell’articolazione. Il test principale è il test di impingement anteriore positivo.
- Imaging: mentre le radiografie escludono anomalie ossee e la RM standard risulta spesso inaffidabile (accuratezza 36%), l’Artro-Risonanza Magnetica (MRA) è il test d’elezione con un’accuratezza del 91%.
- Gold Standard: l’artroscopia rimane lo strumento definitivo per confermare e, contemporaneamente, trattare la patologia.
Come detto, l’obiettivo moderno è preservare il labbro per proteggere l’articolazione dall’artrosi precoce.
- Approccio conservativo: prevede 10-12 settimane di riposo relativo, FANS e, talvolta, iniezioni intra-articolari diagnostiche o terapeutiche. La fisioterapia mira a ottimizzare il movimento e rinforzare la muscolatura stabilizzatrice.
- Approccio chirurgico (artroscopia): In caso di fallimento delle terapie conservative, si interviene per via artroscopica.
- Riparazione: si privilegia la sutura e il reinserimento del labbro rispetto alla semplice asportazione (debridement) per mantenere l’effetto sigillo dell’anca.
- Correzione strutturale: durante l’intervento vengono corretti i difetti ossei (es. FAI) per evitare recidive.
Quali sport mettono più a rischio il labbro acetabolare?
Gli sport che mettono maggiormente a rischio il labbro acetabolare sono quelli che richiedono movimenti ripetitivi di rotazione o perno (pivoting) su un femore sotto carico.
Le fonti indicano esplicitamente le seguenti attività atletiche:
- Calcio, hockey, golf e danza classica, poiché richiedono una frequente rotazione esterna dell’articolazione.
- Corsa e scatti da centometrista (sprinting).
- Sport da contatto (come il football), dove forti impatti possono causare un trauma significativo, portando alla sublussazione o alla lussazione della testa del femore.
Il motivo principale per cui questi atleti sono particolarmente a rischio risiede nella biomeccanica dei movimenti spinti ai limiti dell’arco articolare, ovvero in posizioni di estrema iperabduzione, iperestensione, iperflessione e rotazione esterna.
Quando l’anca viene forzata in queste posizioni estreme, si ritiene che il labbro acetabolare assuma un ruolo di “sopportazione” del peso corporeo; le forze eccessive che si concentrano su questa struttura possono quindi portarla a lacerarsi.
Sebbene queste lesioni possano scaturire da un singolo evento traumatico, fino al 74,1% dei casi negli atleti ha un esordio insidioso, causato dall’accumulo di microtraumi ripetitivi.
Cosa potrebbe essere se non è il labbro? La sindrome del gluteo profondo e come si cura.
La sindrome del gluteo profondo (DGS – Deep Gluteal Syndrome), precedentemente nota come “sindrome del piriforme”, è una patologia extra-articolare dell’anca causata dall’intrappolamento del nervo sciatico all’interno dello spazio gluteo profondo.
Questa compressione del nervo è di origine “non discogena”, il che significa che non è causata da problemi ai dischi della colonna vertebrale (come un’ernia), ma da strutture locali.
I pazienti affetti da questa sindrome sperimentano spesso un dolore profondo, persistente o intermittente, localizzato nella parte posteriore dell’anca, nei glutei e nella coscia.
Le cause principali che portano all’intrappolamento del nervo sciatico in quest’area includono:
- Fattori iatrogeni (conseguenze di trattamenti o interventi medici precedenti), che rappresentano il 30% dei casi.
- La sindrome del muscolo piriforme vera e propria (26%).
- Traumi diretti (15%).
Diagnosticare la sindrome del gluteo profondo può essere particolarmente impegnativo a causa delle numerose strutture anatomiche coinvolte nell’area.
Per giungere a una diagnosi corretta e distinguere la patologia da altre cause di dolore sciatico, i medici devono utilizzare una combinazione di strumenti, tra cui test fisici provocativi, TAC, Risonanza Magnetica (MRI), studi elettrodiagnostici e iniezioni diagnostiche.
Come per le altre sindromi che colpiscono il compartimento periferico dell’anca, il trattamento segue un approccio graduale:
- Trattamento conservativo: è sempre la prima linea di intervento. Prevede un approccio non chirurgico basato su fisioterapia, farmaci antidolorifici e modifiche delle attività. Spesso queste terapie conservative si rivelano efficaci.
- Trattamento chirurgico: la chirurgia è raccomandata esclusivamente quando le misure conservative (inclusi i cicli di fisioterapia e le infiltrazioni) falliscono. L’approccio moderno si avvale di procedure endoscopiche e artroscopiche minimamente invasive, mirate a liberare il nervo sciatico dall’intrappolamento causato dai tessuti circostanti.
Un impegno verso l’anatomia originale
L’approccio dell’équipe Grappiolo and Group riflette l’essenza dell’ortopedia contemporanea: essere massimamente conservativi verso l’anatomia originaria, per essere radicali contro la patologia.
Salvare il labbro acetabolare richiede una comprensione tridimensionale profonda e un rispetto assoluto per l’idrodinamica dell’anca.
In questa sfida tecnologica e chirurgica risiede la nostra promessa: fare tutto il possibile affinché l’anca naturale del paziente rimanga tale il più a lungo.
Scopri se sei un candidato per la chirurgia di preservazione del labbro acetabolare. I nostri chirurghi valuteranno il tuo caso clinico per pianificare la soluzione più conservativa e tecnologicamente avanzata.
Fonti:
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