Il presente articolo costituisce la sintesi dello studio originale “Femur first surgical technique: a smart non-computer-based procedure to achieve the combined anteversion in primary total hip arthroplasty”, pubblicato sulla rivista internazionale BMC Musculoskeletal Disorders.
La ricerca analizza l’accuratezza di un protocollo chirurgico procedurale, confrontandolo con gli standard dei sistemi di navigazione computerizzata, volto ad ottimizzare il corretto posizionamento delle componenti protesiche.
L’importanza dell’orientamento protesico
Nell’artroplastica totale d’anca (THA), il corretto posizionamento dei componenti è il fattore determinante per il successo dell’intervento.
Un orientamento errato non solo limita il raggio di movimento (ROM), ma accelera l’usura dei materiali e incrementa drasticamente il rischio di lussazione.
Tradizionalmente, la chirurgia si è focalizzata sul posizionamento della coppa acetabolare basandosi su riferimenti ossei fissi (la “safe zone” di Lewinnek), ma l’evidenza moderna suggerisce che la stabilità dipenda invece dalla relazione reciproca tra femore e acetabolo.
Focus
La “safe zone” di Lewinnek è una definizione storica (1978) in ortopedia per il posizionamento ideale della coppa acetabolare nella protesi d’anca, definita da angoli specifici di inclinazione (abduzione) e antiversione (antiversione) per minimizzare il rischio di lussazione post-operatoria e usura.
Sebbene i valori originali (es. 40-45° inclinazione, 15-20° anteversione) siano stati fondamentali, studi più recenti e complessi, come quello del 2022 che ha coinvolto migliaia di pazienti, suggeriscono che i parametri ottimali siano più dinamici e dipendenti da più fattori, come il sesso, le dimensioni della testa femorale e la tecnica chirurgica, pur confermando l’importanza di mantenere i componenti entro zone “sicure” per la stabilità e la longevità della protesi.
Il concetto di Antiversione Combinata
Il cuore dell’innovazione risiede nel concetto di “antiversione combinata”.
Invece di considerare lo stelo femorale e la coppa acetabolare come elementi isolati, la tecnica mira a farli lavorare in sinergia.
Lo studio dimostra che una coerenza tra queste due componenti riduce di sei volte il tasso di lussazione, garantendo una stabilità meccanica superiore.

Per approfondimenti
Chirurgia dell’anca
L’approccio di Grappiolo and Group
La metodologia Femur First: una scelta funzionale
A differenza dell’approccio convenzionale, la tecnica Femur First prevede la preparazione iniziale del femore.
- Il protocollo: una volta fissata l’antiversione definitiva dello stelo in base all’anatomia nativa e con le dovute correzioni del caso, la coppa acetabolare viene posizionata in modo “conforme” al femore già preparato.
- Personalizzazione: il chirurgo adatta l’inclinazione della coppa all’angolo cervico-diafisario (CCD) del paziente, garantendo una copertura articolare ottimale basata sul movimento reale e non su modelli teorici.


Per approfondimenti
Trattamenti protesici personalizzati: il percorso su misura per ogni paziente ortopedico
Risultati clinici e radiografici
Lo studio, condotto su 40 pazienti e validato con l’avanzato sistema di radiografia EOS 2D/3D, ha prodotto evidenze significative:
- Funzionalità: l’Harris Hip Score (HHS) medio è aumentato da 43 punti (pre-operatorio) a 97 punti (post-operatorio), indicando un recupero eccellente della qualità di vita.
- Precisione: la tecnica ha permesso di ottenere una antiversione combinata nel target di sicurezza (25°-50°) nel 92,5% dei casi, un risultato sovrapponibile a quello ottenuto con complessi sistemi di navigazione computerizzata.
Vantaggi della procedura: efficienza e indipendenza
Questa procedura è particolarmente rilevante per almeno due motivi:
- Indipendenza dal Tilt Pelvico: il posizionamento dell’impianto segue il piano funzionale del paziente, risultando indipendente dalle variazioni preoperatorie dell’inclinazione pelvica, che spesso rendono imprecisi i sistemi di navigazione basati solo su riferimenti ossei.
- Integrazione con il morfotipo: la procedura consente di adattare l’inclinazione acetabolare (AI) in base all’angolo cervico-diafisario (CCD), garantendo una copertura articolare personalizzata.
Conclusioni: la stabilità oltre la tecnologia
La tecnica Femur First si configura come una procedura smart che facilita l’accesso a standard chirurgici elevati.
Eliminando la dipendenza da tecnologie informatiche complesse, offre una soluzione pratica e riproducibile per ottenere una stabilità d’anca ottimale.
Per il paziente, questo si traduce in un intervento più sicuro, una biomeccanica del cammino più naturale e una drastica riduzione del rischio di complicanze meccaniche a lungo termine.

Con il contributo scientifico di: Loppini M, Longo UG, Caldarella E, Della Rocca A, Denaro V, Grappiolo G. Femur first surgical technique: a smart non-computer-based procedure to achieve the combined anteversion in primary total hip arthroplasty. BMC Musculoskelet Disord. 2017 Aug 1;18(1):331. DOI: 10.1186/s12891-017-1688-9.